Il fallimento dell’euro (e perché oggi sei più povero di ieri)
Il prezzo dell’oro in euro ha raggiunto il suo massimo storico oppure, che è lo stesso ma rende meglio l’idea, l’euro calcolato in oro ha toccato il suo minimo…
Guarda il grafico
È sempre più difficile restare al passo con la corsa dei prezzi, eppure i processi per produrre, confezionare e distribuire - ad esempio - un litro di latte sono gli stessi di 20 anni fa, anzi probabilmente più efficienti e “meno costosi” (in termini assoluti).
E allora perché dobbiamo scambiare più soldi per la stessa quantità di prodotto?
Niente di strano, per la verità.
Sono gli effetti della valuta “fiat” , emessa in quantità illimitata e senza alcun legame con i beni reali (fiat dal latino "che sia fatto").
La data chiave per capire l’origine di tutto questo è il 15 agosto 1971, quando il presidente americano Nixon dichiarò la fine della convertibilità del dollaro in oro.
In un sistema libero, diventa moneta di scambio il bene più difficile da produrre (e che ha altre caratteristiche, ma qui semplifico) e che per questo conserva o accresce il suo valore nel tempo.
Al contrario, le valute “soft” (imposte dal potere politico per il tramite delle banche centrali) perdono costantemente valore rispetto ai beni reali, ormai da decenni; alcune più (l’euro e la lira turca), altre meno (il dollaro statunitense e il franco svizzero).
Finché il sistema rimarrà quello attuale, sarà una corsa sempre più affannosa per mantenere gli standard di vita a cui siamo abituati.
Per non soccombere dobbiamo “lavorare due volte”: la prima nel lavoro quotidiano, quello che ci porta le entrate, la seconda per imparare a investire.
Non ti sei accorto che siamo diventati tutti investitori?
L'essere umano era risparmiatore, da sempre, fino dalla notte dei tempi: conservava o risparmiava ieri per acquistare di più domani. Era un’azione semplice, che non richiedeva competenze. Materiali di varia natura, monete d’argento oppure d’oro, era sufficiente conservare i beni e lasciare che nel tempo accrescessero (o quantomeno mantenessero) il loro valore.
Al contrario, se oggi ci limitiamo ad accumulare denaro, subiamo una perdita; altro che inflazione al 2%, i prezzi di qualsiasi bene o servizio crescono a doppia cifra, ben oltre il loro valore in termini di utilità, che rimane la stessa.
Finirà?
No. Ci saranno cicli deflattivi, processi di sgonfiamento controllato delle bolle, per far rientrare il sistema entro limiti tollerabili, e poi via una nuova partenza.
Finché la moneta sarà creata out of thin air, si alterneranno periodi di up e down, con una tendenza di fondo inesorabilmente al rialzo (dei prezzi calcolati in valuta fiat).
Alternative? Intanto iniziamo a utilizzare moneta buona per misurare il prezzo dei beni.
Ad esempio l'oro.
Dal 2008 ad oggi il prezzo in dollari dell'iPhone cresciuto del 114%, mentre se calcolato in oro è diminuito di quasi il 18%.
Anche considerando il prezzo massimo raggiunto in oro (nel 2018) , l'incremento rispetto al 2008 era del 55%, contro un aumento in dollari pari al 93%.
Purtroppo anche il metallo giallo è divenuto in parte un paper asset, attraverso la diffusione di strumenti finanziari che ne hanno indebolito (ma non annullato) la secolare funzione di bene rifugio e di protezione dai fenomeni inflattivi; la conseguenza è che anch'esso sperimenta cicli di bolle e successivi sgonfiamenti, in una danza tra un eccesso e l'altro. Si veda ad esempio come tra i minimi del 2012 quando per comprare un iPhone erano sufficienti 0,48 once d'oro , ai massimi del 2018 quando ne erano necessarie 1.13. In questo arco temporale l'oro non ha offerto un'adeguata protezione rispetto all'inflazione monetaria del dollaro. Al contrario, dal 2021 il prezzo in oro è diminuito del 30%, a fronte di un prezzo in dollari rimasto invariato.
Fonte: Incrementum

P.S. Chi fermerà l’oro...e dove?