Intelligenza artificiale: appunti e citazioni da due libri di Jerry Kaplan

Condivido qui gli appunti presi dopo la lettura di questi libri di Jerry Kaplan:
Sono note e riflessioni in ordine sparso, senza uno specifico filo logico, concepite come promemoria personale e non per essere pubblicate. Chi legge perdonerà il disordine ;)
- Come definire l’intelligenza artificiale. Cos’è l’intelligenza? La capacità di fare generalizzazioni, partendo da una base limitata di dati. Per semplificare, prendiamo a prestito una famosa battuta del giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti Potter Stewart nel 1964, a proposito della pornografia: “Quando la vedo, la riconosco”.
- L’utilizzo dell’espressione “intelligenza artificiale” è fuorviante e genera controversie. Immagina se i primi aerei a motore fossero stati chiamati “uccelli artificiali” ;)
- La discussione se l’IA sia simile all’intelligenza umana è poco utile. Ciò che conta è che questi software e queste macchine avranno un’influenza crescente su tutti gli aspetti della nostra vita.
- Il contributo dell’IA è (e sarà sempre più) considerato affidabile quando gli esiti delle attività sono oggettivi (quali sono le tasse da pagare nel caso X, quali sono i termini di prescrizione per la denuncia di vizi occulti? Pioverà domani?), mentre lo è meno quando gli esiti sono soggettivi, ad esempio in risposta a domande come “Quali studi dovrei seguire?” oppure “Come insegno a mio figlio il valore del denaro?”. È vera questa affermazione o le consideriamo già oggi accettabili o addirittura preferibili rispetto alle risposte umane (vedi ChatGpt, Claude AI, ecc...)?
- Troppo spesso cadiamo nell’errore di antropomorfizzare i robot. Non saranno uomini d’acciaio che ci inseguiranno armati, come nei film degli anni ’80, ma si insinueranno, appena percepibili, nelle nostre azioni quotidiane e nella nostra economia, e affideremo loro sempre più potere e controllo.
- Operai artificiali e intelletti sintetici: così definisce gli strumenti che automatizzano rispettivamente i lavori manuali e quelli intellettuali.
- I robot non sono limitati dalla località, a differenza degli uomini. Esempio: non devono, come noi, avere occhi/orecchie, cervello e braccia vicini tra di loro.
- La competizione è impari e ingiusta se sullo stesso campo si confrontano uomini e macchine con capacità straordinariamente superiori alle nostre.
- Il problema non è questa innovazione, ma la sua velocità rispetto alle precedenti. Esempio: nel 1800 l’80% della forza lavoro degli Stati Uniti era impiegata nel settore agricolo. Questa percentuale è scesa al 40% nel 1900 ed è crollata all’1,5% circa di oggi. Considerato l’arco temporale di circa 200 anni, l’economia americana ha dovuto assorbire un 1-2% di lavoratori provenienti dal settore agricolo ogni anno. Da notare un particolare sfuggito all’autore: nei primi 100 anni la percentuale si è dimezzata, nei successivi si è ridotta di 26 volte; un’accelerazione drastica!
- Tutti i lavori sono sostituibili, anche se con diversa facilità e velocità.
- Questi strumenti probabilmente renderanno migliore la nostra vita in tanti aspetti, ma i benefici economici saranno appannaggio di quell’1% più ricco del mondo, e nello specifico di chi possiede capitali, se non prendiamo provvedimenti per distribuire la ricchezza. Esempio: favorire la diffusione di azioni e obbligazioni verso tutta la popolazione, premiando a livello fiscale l’emissione, la cessione e l’acquisto di titoli di società con il maggior impatto positivo sulla collettività, espresso attraverso un Indice di Benefit Pubblico, un indicatore che tiene conto di diversi parametri per sintetizzare il livello di condivisione dei benefici aziendali.
- Anche se potessero, non tutte le persone vorrebbero lavorare e guadagnare di più. Questo è un assunto errato nell’evidenza, perpetrato da un sistema in cui stati ingordi e irresponsabili aumentano incessantemente il debito e devono quindi mantenerlo sostenibile, incentivando la crescita perpetua del denominatore nel rapporto Debito/PIL.
- Milioni di camionisti verranno progressivamente sostituiti da veicoli a guida autonoma. La società che li realizza cercherà ingegneri, non esperti guidatori di camion. Quante possibilità ha un camionista 50enne di reinventarsi?
- Tra le possibili soluzioni, il "Mutuo lavoro". Enti pubblici o finanziari privati erogano somme finalizzate alla formazione, con i lavoratori sponsorizzati dalle aziende interessate ad assumerli una volta che avranno acquisito le necessarie competenze. La garanzia del pagamento è costituita dal reddito futuro del lavoratore, in parte trattenuto dall'erogante.
- Dal punto di vista legale, la responsabilità è degli agenti IA o dei proprietari? Io vorrei essere ritenuto responsabile di un veicolo a guida autonoma, programmato da uno sconosciuto ingegnere, se questo provoca danni in un incidente?
- Per sanzionarli dovrebbero possedere beni ed essere capaci di stipulare contratti. Adotteremo anche ai fini legali il concetto di “persona artificiale”. Se così sarà, dovremo regolamentare le loro attività. Ad esempio, un veicolo autonomo dovrebbe superare l’esame per la patente oppure un consulente psicologico ottenere laurea e abilitazione.
- Le IA sono macchine create per raggiungere obiettivi, senza consapevolezza delle conseguenze sugli altri.
- Enormi implicazioni in termini di decisioni morali ed etiche che hanno impegnato le menti dei filosofi per millenni. Dai più noti “dilemmi” delle auto a guida autonoma, quando dovranno decidere tra investire un pedone anziano o un bambino per evitare una collisione, alla creazione di un software basato su IA che permette a chi lo possiede di prenotare prestazioni sanitarie pubbliche nel tempo più rapido possibile, a discapito di chi si collega ogni giorno al sito alla ricerca della soluzione migliore, non sapendo che è destinato a raccogliere solo quel che resta.
- Parallelo calzante e suggestivo con la musica, sia per la reazione delle persone che per l’espansione del linguaggio. Prima del grammofono la musica non era separata da chi la suonava, era un evento unico. Con l’avvento della musica registrata, si separa il suono dall’umano che lo produce. Dal saggio del 1906 di Sousa "The Menace of Mechanical Music", in cui parlava di “Canned music” (musica in scatola): “Finora, l’intero corso della musica, dal suo primo giorno ad oggi, è andato di pari passo col farne l’espressione degli stati dell’anima; in altre parole, l’anima vi era riversata… La musica dell’usignolo è incantevole perché l’usignolo stesso la produce”… “La moltiplicazione di dispositivi musicali meccanici nelle case, l’ascolto ripetuto degli stessi dischi dal suono commerciale, porterà alla fine a una razza di automi musicali, invece che a uomini e donne colti musicalmente. Tutti i colori, le sfumature e le espressioni della vera arte — tutte le impressioni personali e le motivazioni dell’anima — andranno perse”.
Adesso con la parola musica includiamo tutto: quella suonata, riprodotta da CD, YouTube, ecc... Sostanzialmente ci riferiamo a macchine che riproducono i suoni creati da musicisti o addirittura possono generarli loro stesse (forse non definiamo musica i suoni prodotti da un’app come Suno?). Allo stesso modo, tra poco, parole come “pensare” e “intelligenza” si riferiranno anche a macchine e a “persone artificiali”. - Dallo stesso saggio, un tratto simbolico delle rappresentazioni catastrofiche verso cui rischiamo di scivolare: “Quando una madre potrà accendere il fonografo con la stessa facilità con cui accende la luce elettrica, canterà ancora dolci ninnananne per far addormentare il suo bambino, o preferirà lasciare che ci pensi una macchina? I bambini sono naturalmente imitativi. Le loro canzoni, come il loro modo di parlare, nascono dall’ascolto e dalla ripetizione. Ma quale sarà il risultato di questa assimilazione della musica dalla macchina? Le corde vocali verranno eliminate tramite un processo evolutivo, proprio come la coda dell’uomo quando si è evoluto dalla scimmia”.
- Ci sono diritti che sembra opportuno attribuire alle persone artificiali, come stipulare contratti e possedere beni (questo anche come elemento a cui indirizzare le sanzioni), altrimenti non sono punibili. D’altronde anche le aziende godono di diritti, ma la differenza fondamentale è che li esercitano attraverso persone, mentre l’IA non ne ha bisogno.
- La prospettiva di entità autonome. Già esistono e il Bitcoin ne è un esempio. Una valuta intangibile e controllata da nessuno, se non da un algoritmo che ne determina l’emissione.
- Siamo alle soglie di una possibile nuova età dell’oro (?), ma dobbiamo porre adesso le condizioni iniziali, prima che sia troppo tardi.
- Dal libro: "Perché queste creazioni onnipotenti dovrebbero tenerci in vita? Perché noi siamo esseri coscienti, abbiamo esperienza soggettiva ed emozioni… Potrebbero volere conservare una fonte di queste preziose capacità, proprio come noi salvaguardiamo gli scimpanzé, le balene e altre creature a rischio di estinzione… In altre parole, potrebbero aver bisogno delle nostre menti, proprio come noi necessitiamo di altri animali per i loro corpi.
La mia migliore ipotesi è che il nostro prodotto saranno opere d’arte… Ci schiavizzeranno? Non proprio: più che altro ci alleveranno o ci terranno in riserve, rendendo la vita così piacevole e comoda da minimizzare la motivazione ad avventurarsi oltre i confini”. - È necessaria una fiorente classe media che consumi? No, non c’è ragione per cui la maggior parte della popolazione non possa lavorare a progetti che vadano ad esclusivo beneficio di una minoranza di ricchi. Una maggioranza di individui che producono beni e servizi di lusso per la minoranza ricca.
Potrebbe essere questo il futuro. In fondo è ciò che succedeva nell’antico Egitto, dove migliaia di persone lavoravano per decenni alla costruzione delle tombe dei faraoni e, contrariamente alla credenza comune, non erano schiavi, ma lavoratori specializzati (interessante). - Stavolta è diverso? No, non lo è.
- Questa è la direzione verso cui sono indirizzate le masse.
Qual è la strada opposta, poco battuta?
Cos’è che pochi stanno vedendo o non pensano di fare?
Qual è la via opposta rispetto a un mondo dove l’IA nutrirà le masse povere e arricchirà una cerchia di ricchi? - Filosofo Hubert Dreyfus, critico verso computer e IA, da approfondire.
- Per contattarmi, scrivimi qui