Daniele Fantini

L'IA ci toglierà il lavoro? O ci stiamo ponendo la domanda sbagliata?

Leggo moltissimo sulla cosiddetta intelligenza artificiale e mi interessa soprattutto chi suggerisce chiavi di lettura alternative rispetto alle apologie scontate dei vari Altman, Amodei, ecc.

Mi ha colpito la riflessione condivisa nell'articolo che qui riporto tradotto in italiano; si tratta di una breve riflessione che trovo particolarmente utile per comprendere chi e cosa l'IA potrà davvero sostituire. L'autore prende spunto dai consueti interrogativi sul futuro del nostro lavoro e delle nostre competenze e stimola una visione alternativa attraverso la domanda: "Stiamo costruendo il nostro valore sulla conoscenza o sulla saggezza?"

Fino ad oggi abbiamo considerato il nostro valore professionale una funzione diretta delle nostre competenze tecniche (nel senso di "hard skills") e il sistema scolastico è stato costruito su questo assunto; ma questo è un terreno su cui l'IA può batterci (o lo sta già facendo?) perché si tratta di un ambito strutturato, organizzato, ripetibile.

Ma esiste un livello del nostro lavoro ben diverso, ed è quello che si concretizza nella gestione della complessità, nel prendere decisioni con input imperfetti e in situazioni articolate, nel gestire emozioni, comprendere persone e contesti... Tutto ciò l'autore lo definisce "saggezza" e lo contrappone alla "conoscenza", intesa come insieme di nozioni, processi e, più in generale, situazioni in qualche modo codificabili e standardizzabili.

Da qui la domanda che ci aiuta a comprendere quanto siamo esposti al cambiamento portato dall'IA e (aggiungo io) quanto la stiamo utilizzando nel modo più efficace, per aiutarci nell'accrescere la conoscenza e liberare tempo e risorse mentali per dedicarci alla gestione della complessità, al pensare e al decidere meglio: "Quanto del mio lavoro quotidiano è guidato dalla conoscenza e quanto dalla saggezza?"

--- Ecco l'articolo tradotto ---

L’AI sostituirà il nostro lavoro? O stiamo facendo la domanda sbagliata?

Mentre spingiamo l’adozione dell’AI all’interno della nostra organizzazione, una domanda continua a emergere sempre più spesso:

“L’AI sta diventando così potente… finirà per sostituire i nostri lavori?” Non sono solo i colleghi a chiedermelo. Di recente, persino i miei genitori mi hanno domandato:

“Tu lavori ogni giorno con l’AI… il tuo lavoro esisterà ancora?”

E i miei figli mi hanno posto una domanda ancora più diretta:
“Se l’AI può fare tutto… cosa faremo noi in futuro?”
Questo mi ha fatto riflettere.
Invece di rispondere subito, ho iniziato a guardare la questione in modo diverso:
Che cosa sta davvero sostituendo l’AI?
Più precisamente: stiamo costruendo il nostro valore sulla conoscenza o sulla saggezza?
Per anni, gran parte del nostro valore professionale è stato legato alla conoscenza: sapere come scrivere codice, quali strumenti usare e quali soluzioni o modelli applicare. Ma una parte significativa di tutto questo è strutturata, ripetibile e trasferibile. Ed è proprio qui che l’AI sta avanzando rapidamente.
Quindi la domanda scomoda diventa:
Se il nostro valore è soprattutto ciò che sappiamo, cosa succede quando anche l’AI lo sa?
Allo stesso tempo, esiste un altro livello del lavoro che sembra fondamentalmente diverso. Non riguarda il sapere di più, ma il saper navigare la complessità: prendere decisioni quando le cose non sono chiare, scegliere tra opzioni imperfette, comprendere persone, contesto e tempistiche, e far avanzare le cose in situazioni reali, disordinate e complesse. Questa non è semplice conoscenza. Questa è saggezza.
Quindi, ecco la mia riflessione attuale:
L’AI sta sostituendo la conoscenza. Non la saggezza.
E questo porta a una domanda migliore:
Quanto del mio lavoro quotidiano è guidato dalla conoscenza e quanto dalla saggezza?
Se passiamo la maggior parte del nostro tempo sulla conoscenza, siamo esposti. Ma se usiamo l’AI per gestire la conoscenza e investiamo di più nel pensare, decidere e navigare la complessità, allora l’AI non ci sostituisce. Alza l’asticella di ciò che ci rende davvero preziosi.
Mi piacerebbe conoscere il vostro punto di vista:
Come sta cambiando, nel vostro lavoro, l’equilibrio tra conoscenza e saggezza?

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