Daniele Fantini

Stoicismo Vs progresso

Amor fati, premeditatio malorum…sono concetti chiave della filosofia stoica, ricette pratiche per il raggiungimento dell’ imperturbabilità dell’animo di fronte alle vicende della vita.
Accetta, anzi ama, il tuo destino; preparati agli eventi negativi, immaginandoli prima che accadano, così non sarai mai colto di sorpresa.
Non sperare che le avversità non ti colgano, al contrario, pensa che accadrà anche ciò che non vuoi e che sarai in grado di affrontarlo e superarlo.
Dal libro “Le consolazioni della filosofia” di Alain de Botton.
Inutile dire che, se fossimo in grado di accettare ogni sorta di frustrazione, i progressi fatti dall’umanità sarebbero ben scarsi.
A stimolare la nostra ingegnosità è infatti la domanda: «Ma le cose devono proprio andare così?» Di qui nascono le riforme politiche, il progresso scientifico, i miglioramenti nei rapporti umani, libri sempre più interessanti. I romani erano abilissimi nel rifiutare la frustrazione. Odiavano il freddo e così inventarono il riscaldamento a pannelli; detestavano camminare in strade fangose e così le lastricarono.

Da “studioso” delle filosofia stoica e dei suoi maestri, questo concetto mi ha dato di che riflettere. Il progresso (parola scomparsa e sostituita da “innovazione”, come se non potesse esistere l’uno senza l’altra…) nasce dal disagio e dall’inquietudine: non posso/voglio sopportare qualcosa, allora cerco alternative, da qui la spinta creativa, il miglioramento.
Ma se l’obiettivo dell’uomo (saggio) è evitare la sofferenza, allora si crea una società di individui “atarassici”, in pace con se stessi, passivamente soddisfatti e destinati all’immobilismo?
La chiave - forse - è in un altro “principio stoico”: non sforzarti di cambiare quella parte immutabile della realtà, ma concentrati su ciò che è in tuo potere. È qui che diventi artefice del tuo destino, migliorandolo attraverso l’applicazione delle quattro virtù stoiche: saggezza, temperanza, coraggio, giustizia.
Dio, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare,
il coraggio di cambiare le cose che posso,
e la saggezza per conoscere la differenza.” Reinhold Niebuhr.